Egon Ventura, giovane uomo di lettere e “italofono di frontiera” alle soglie dell’età adulta, atterra per la prima volta a Berlino, dove lo aspettano un corso di tedesco e un tirocinio. Il contatto con l’immensa rete urbana della metropoli e con l’ambiente giovane e cosmopolita dell’istituto di lingua scuote fin da subito il suo “provincialismo esistenziale”, alimenta la sua tensione visionaria e, contro ogni sua pretesa intellettuale, infonde in lui le prime spinte regressive: si annuncia una “vacanza esistenziale” fatta di libertà e solitudine, di ben poche letture e molte, imprevedibili esperienze...
«...a volte credo che ciascun amante di Berlino debba averne conosciuta una sua, particolarissima e inconoscibile agli altri, e che Berlino non sia altro che questo: l’infinita variazione soggettiva su un tema inattingibile.»
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